Stai preparando una riunione e già ti preoccupi delle possibili domande a cui non saprai rispondere, dell’eventualità di sbagliare a spiegarti.
Sei di fronte a dei colleghə, devi spiegare il tuo punto di vista e ti senti sotto esame: “Che cosa penseranno di me se dirò quello che penso?”.
Ti viene affidato un incarico importante e inizia a partirti il trip del: “…e se poi non sono all’altezza? “.
Devi affrontare un colloquio per una nuova posizione lavorativa ma ti ripeti costantemente: “…e se poi capiscono che non ho davvero tutte le competenze necessarie?”.
La sindrome dell’impostorə si manifesta in diversi modi, tutti con lo stesso comun denominatore: il pensiero di non essere all’altezza, di non meritarsi quanto guadagnato e il dubbio costante sulle proprie capacità.

Elisabeth Cadoche e Anne de Montarlot nel loro libro “E se poi mi scoprono” ci raccontano le dinamiche che condizionano profondamente chi soffre di questa sindrome, aiutano il/la lettore/trice ad auto-osservarsi e riconoscere quali sono i pattern tipici che si attivano in lui/lei e in quali circostanze. C’è un aspetto altrettanto interessante che condivido qui e che trovo importantissimo da avere ben in mente: vedere questa sindrome da un’altra prospettiva, ri-narrarla come possibilità anziché come mero aspetto limitante.
Se è vero che è fondamentale riconoscere i propri pattern disfunzionali, quegli schemi di pensiero e comportamento che ci limitano, ci depotenziano perché questo ci permette di spezzare la dinamica, è altrettanto vero che spesso chi soffre di questa sindrome sono persone (di cui molte donne) competenti, in posizioni lavorative importanti, persone che sono riuscite nella loro vita a realizzare tanto di ciò che sognavano.
A differenza dell’effetto Dunning-Kruger (poca competenza – tanta sovrastima di sé) qui siamo di fronte a tanta competenza e poca stima di sé e anche tanta disponibilità a mettersi in gioco. È su quest’ultima caratteristica che è interessante soffermarci. Disponibilità a mettersi in gioco significa maggiore possibilità di imparare, di migliorarsi, di crescere come persone e come professionistə. Ecco l’altra prospettiva da cui possiamo osservare la sindrome dell’impostorə!
Ri-narrarla connotata da questo senso di possibilità, e non solo quindi come un condizionamento limitante, permette a chi ne soffre di fare un primo passo fondamentale nell’accettazione di sé e nella costruzione di un’immagine di sé positiva. Permette alla persona di uscire da un ulteriore schema di colpevolizzazione. In poche parole, chi soffre della sindrome dell’impostorə non solo tende a darsi la colpa di non essere abbastanza ma solitamente si incolpa anche di non essere abbastanza brava da non farsi condizionare da questa credenza.
Ecco che comprendere il lato positivo di questo condizionamento ti permette di imparare sempre di più a stare in equilibrio tra il bisogno di fare sempre meglio e l’accettazione incondizionata di te stessə.
Di questi aspetti tratteremo nel nostro prossimo webinar “Non devi essere perfetta” dell’8 novembre, in cui Beatrice Monticelli e Stefania Santoni ti accompagneranno non solo a mettere a fuoco i tuoi condizionamenti limitanti ma condivideranno anche con te strategie pratiche per far fronte alla Sindrome dell’Impostorə quando si attiva dentro di te.
Se vuoi partecipare, restano ancora pochi posti disponibili: scrivi a laboratorialfemminile@gmail.com. Ti aspettiamo!


